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Uno sguardo fuori, il mondo visto da un'altra angolazione
In Italia gli istituti psichiatrici sono ormai chiusi da molti anni, ma in alcuni paesi dell’est sono sempre attivi. Un malato psichiatrico è spesso isolato ed ha bisogno dell’aiuto di qualcuno per sperare un giorno di poter uscire. In Albania la comunità di S. Egidio ed i suoi volontari si stanno impegnando proprio per questo. Nel 1990 inizia la storia della comunità di S. Egidio in Albania. Fu la prima organizzazione occidentale non governativa ad entrare stabilmente nel paese al tramonto dell'era nazional-marxista di Enver Hoxha. Durante questi anni sono stati avviati progetti per l’educazione dei bambini, per la cura dei malati, per fornire assistenza sociale nei quartieri degradati della città di Tirana ed in altre città più remote. La maggior parte di questi interventi sono ancora in corso ed uno in particolar modo si sta rivelando un ottimo progetto pilota per future iniziative. Si tratta dell’assistenza che viene fornita dai volontari di S. Egidio all’interno del padiglione cronici del reparto di psichiatria dell’ospedale di Tirana dove, grazie alla cooperazione con l’unità sanitaria locale, è stato possibile iniziare un programma per il miglioramento delle condizioni di vita dei circa 25 ricoverati cronici. La situazione igienico sanitaria del reparto è lontana dagli standard europei ed i motivi di tale situazione sono molteplici e devono essere ricercati in varie direzioni. Parte del problema è la scarsa specializzazione del personale infermieristico e le insufficienti risorse economiche destinate al reparto. Un’altra causa, forse quella di maggior impatto, è che durante il regime di Enver Hoxha il malato psichiatrico era considerato alla stregua di un errore, uno sbaglio che non faceva parte della realtà sociale del paese. Il pretesto psichiatrico veniva anche usato per imprigionare avversari ed oppositori politici, ed alla fine il malato si ritrovava completamente isolato ed emarginato. Con il tempo questo approccio alla malattia psichiatrica si è talmente radicato nel tessuto sociale che, escludendo il personale medico, le famiglie e le istituzioni di competenza, oggi poco è cambiato nella mentalità comune delle persone. Dopo i primi interventi nell’ospedale, per cercare di migliorare ulteriormente la situazione, S. Egidio ha aperto nel 2004 una casa famiglia nel centro di Tirana per ospitare cinque malati cronici clinicamente idonei ad una degenza extra ospedaliera. La casa famiglia, la prima realizzata in Albania, è stata assunta dalla Organizzazione Mondiale della Sanità come modello per i protocolli e le linee guida di trattamento del paese a favore dei malati psichiatrici. L’Albania a sua volta è diventata uno dei pochissimi paesi in Europa ad aver dato seguito così rapidamente a quanto fissato sulla carta. Una volta trasferiti nella casa i malati sono stati assistiti da personale specializzato Albanese, assunto e formato con incontri periodici, da medici volontari italiani membri della comunità di S. Egidio. I pazienti gradualmente sono rientrati in possesso di alcune abitudini che in ospedale avevano perso, consuetudini normali come vestirsi con i propri abiti, mangiare usando le posate o usare regolarmente i bagni. Ma il vero valore aggiunto di questa iniziativa sta nel fatto che hanno ricominciato progressivamente a svolgere attività ricreative e sociali tra di loro e con i volontari. In questa maniera i malati, che in ospedale vivevano al limite della condizione umana, riescono a poco a poco ad essere reinseriti in un contesto sociale più umano e normale. I risultati della casa famiglia sono stati così incoraggianti che l’OMS ha in progetto di aprirne una propria e la Comunità stessa sta lavorando affinché la prima sia seguita da una seconda. Gran parte dell’opera di S. Egidio è resa possibile dai volontari che usano le loro ferie dedicandosi ai progetti e che costituiscono il vero motore operativo della comunità. |
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