![]() |
|||||||||||||
Tirana, una città che non ti aspetti
Tirana è una città in continua evoluzione, molto più emancipata rispetto alle aspettative. Grazie ad un sindaco che ne ha ridisegnato il centro storico, la città e gli abitanti tentano di togliersi di dosso i segni di un passato che talvolta emerge ancora. Tirana è una città emancipata ed in fermento dove, tra i giovani, la voglia di divertimento e di consumismo è paragonabile alla voglia di riscatto dei loro padri alla fine del repressivo regime socialista nel 1990. Un articolo di Le Monde del 2005, asseriva che la densità di locali nel centro di Tirana era superiore a quella di Parigi. Questa ondata di vitalità fece vincere al sindaco di Tirana, Edi Rama, il premio World Mayor 2004 come miglior sindaco del mondo, permettendogli di prevalere sui più blasonati colleghi di Città del Messico (2° classificato) e Roma (3° classificato). E’ di fatto, grazie all’iniziativa del popolare sindaco, che la città ha iniziato ad assumere un aspetto diverso, i palazzi pitturati di colori vivaci, le strade del centro nuove e ben tenute, i numerosi caffè e locali sempre pieni, il parco Sheshi rimesso a nuovo, gli interventi sul fiume Lana. Questa è l’immagine del centro città che si scopre appena arrivati. Una città in piena espansione, che cerca di togliersi di dosso quell’etichetta poco piacevole che le cronache europee attribuiscono all’Albania e alla sua capitale. Questo rinascimento è così ostentato che si ha l’impressione si tratti di una dimostrazione di orgoglio nei confronti dei cugini europei, che attribuiscono agli albanesi quasi esclusivamente fatti di cronaca nera. Camminando per le strade e cercando di guardare oltre l’apparenza, ci si imbatte ancora facilmente in situazioni che richiamano l’attenzione sul tanto lavoro che c’è ancora da fare per normalizzare una situazione che varia continuamente da quindici anni. Si vedono i cambiavalute clandestini che in un giorno possono cambiare anche l’equivalente di cinquanta mila euro in valuta estera di non sempre chiara provenienza. Si vedono commercianti che trafficano in abiti donati dalle Onlus Europee che, in questi casi, vengono venduti in Albania da chi ne controlla il traffico. Si vedono innumerevoli auto europee rubate che sono rivendute o usate direttamente dai nuovi proprietari. Si vedono le tante realtà disagiate che fanno da contrappeso alle situazioni di sviluppo e vitalità che ti ammaliano appena arrivato. Si percepisce anche la speranza di un popolo fiero, che cerca di risollevarsi da una situazione difficile che non ha contribuito a creare ma che ha soprattutto sofferto. Per 45 anni la popolazione ha subito il regime socialista, che è stato definito il più duro e repressivo della storia. Dopo la sua caduta, l’apertura verso Occidente ha fatto prosperare gli innumerevoli traffici illegali da e per L’Europa. Traffici che molte volte hanno fatto comodo a chi usava l’Albania come porta d’accesso per i paesi dell’Est e dei Balcani, culminati durante la guerra del Kosovo. In quel periodo moltissime armi e rifornimenti dell’esercito Serbo e delle milizie Kosovare, transitavano dall’Albania per aggirare l’embargo imposto dal 1998. Questo è quello che Tirana trasmette, molta frivolezza qualche rimando al passato e tanta speranza in un futuro migliore. |
|||||||||||||
|
|||||||||||||