China Silk Road.

La via della seta rappresentava in passato una importante risorsa per lo scambio di merci e conoscenze tra Europa e Asia. Ancora oggi riveste un ruolo importante in quelli che sono i commerci e gli scambi tra le diverse culture ed etnie della Cina moderna.

Questo tratto si trova nella provincia cinese del Gansu. La capitale della provincia, Lanzhou è il motore di una zona vasta due volte l'Italia. Vi abitano 5 milioni di abitanti e gode di uno sviluppo inarrestabile. La sua posizione gli permette ancor oggi di far da ponte per i commerci verso ovest e verso nord.

Nel sud della provincia in direzione del Qinghai sorge la cittadina di Xiahe, sede del più importante monastero Tibetano in territorio cinese.
( vedi "China Monlan festival": Photos -- "China Monlan festival": further information ...).

Dirigendosi verso nord si entra definitivamente nella via della seta classica. L'itinerario attraverso il corridoio di Hexi, lambisce l'altopiano di Alashan ed il deserto del Tenggeri e termina con il deserto del Taklimakan.

Appena si esce da Lanzhou lo sviluppo lascia il passo ad un paesaggio decisamente più rurale e caratteristico. Dopo aver percorso una strada attraverso monti e profonde vallate si giunge alla città di Wuwei, un'oasi ai margini del deserto del Tenggeri. Qui si vedono diverse aree dove vengono sperimentati sistemi di difesa per l'avanzata del deserto, cercando di coltivare il terreno con piante e alberi resistenti al clima della zona.

Le città del Gansu lungo la via della seta hanno mantenuto poco dell'antico fascino che dovevano avere ai tempi delle carovane. Tutte risentono del boom economico ed in particolare dello sfruttamento delle risorse minerarie e petrolifere della regione. Godono di un discreto sviluppo e nei centri fioriscono nuovi palazzi in costruzione tutti molto simili tra loro. Dopo Wuwei, si incontra Zhahngye, Jiayuguan ed infine Dunhuang.

Verso Zhahngye, per un lungo tratto di strada, l'antica muraglia cinese costeggia sia la strada che la ferrovia che porta ad Urumqui. Vedere la muraglia vicino a queste importanti vie di comunicazione dirette a nord-ovest ci rimanda con il pensiero ad un passato in cui i mongoli e le carovane di mercanti provenienti dall'Europa abitavano e transitavano per queste terre.
Si giunge a Jiayuguan dopo aver percorso una strada attraverso un altopiano freddo e semidesertico, dove nonostante tutto, si riesce a praticare un'agricoltura abbastanza sviluppata grazie ai pozzi che sono stati costruiti negli anni 60 dal governo di Pechino. Jiayuguan è rinomata per la presenza del " Forte del Passo di Jiayu" ultima roccaforte dell'impero cinese verso ovest. Fu costruito nel 1372 ed è stato recentemente ristrutturato.

Percorrendo l'ultimo tratto per Dunhuang l'avvicinarsi del deserto si percepisce sempre più. Il paesaggio inizia ad essere arido ed in certi punti fortemente eroso dalla sabbia trasportata dal vento. A Dunhuang si trovano le grotte di Mogao risalenti alla Dinastia Wei (350 - 550 d.C.) e Tang (618 - 907 d.C.) e sono uno dei simboli di come la via della seta abbia contribuito allo scambio culturale tra popoli, da tempi molto antichi.

La caduta degli Han, nel 220 d.C. decretò la fine del confucianesimo, aprendo le porte agli attraenti insegnamenti buddisti sul Nirvana e sulla salvezza personale provenienti dall'India. Le grotte, in realtà nicchie scavate nella roccia, sono qualche centinaio. In diverse rappresentazioni, le statue ed i dipinti murali al loro interno descrivono la vita e la storia del Buddha, dei suoi insegnamenti, e dei suoi discepoli. I richiami a divinità indiane e pratiche Induiste sono frequenti in molti dipinti e riportano alla mente le origini del buddismo e la sua diffusione .Le dimensioni variano, dal metro e poco più delle grotte più piccole, ai 40 Mt. della grotta più grande che contiene una enorme rappresentazione del Buddha alta 35 Mt. L'aria del deserto priva d'umidità e la stabilità della roccia, ha fatto sì che tutto ciò si sia conservato meravigliosamente fino ad oggi.

Arrivando a Dunhuang si notano le dune delle "sabbie che cantano" come le chiamò Marco Polo. Queste altissime dune, alcune superano i 1500 Mt., con la loro presenza ci ricordano che siamo entrati nel deserto del Taklimakan. Ogni tanto dalla loro sommità si vedono carovane di cammelli che vanno a trasportare turisti o rifornimenti per i chioschi che sono nati negli ultimi tempi. Viste da lontano queste carovane conferiscono al luogo un'atmosfera suggestiva e proiettata nel passato. Siamo giunti in questo luogo, percorrendo una strada che oggi come ieri era un importante arteria commerciale e culturale e che ancor oggi contribuisce allo sviluppo della Cina.



 
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