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A Stronger America.
Testo di Andrea L. Casiraghi per DDE – Design Diffusion Edizioni Non ho mai capito l'America, non mi sono mai fermato a guardarla come si dovrebbe guardare un paese sconosciuto visto solo sui media e in tante storie che il mondo oggi ci racconta. L'America, quella lontana e vecchia di Walker Eveans o William Klein è un'America che poco sentivo di interpretare, la vedevo troppo distante e i segni della contemporaneità hanno sempre generato un'idea fredda per un mondo che a tratti mi sembrava l'ingegnoso evolversi del progresso e la manifestazione più lampante dell'annientamento della personalità dell'uomo. L'America di quegli autori era certamente diversa, era un'altra, era un po' maledetta, ma lontana nella storia e nelle atmosfere. Forse troppo lontana per poterla interpretare oggi. Non ho mai capito l'America, non l'ho mai effettivamente vista. Si possono capire le immagini, si possono vedere, si possono assaporare le estetiche, ma l'essenza primaria di un luogo è qualcosa che devi percepire, che ti deve prendere per mano riuscendo a farti meditare e sentire atmosfere di luoghi estranei. Vicino o lontano, frenetico e non, l'America di queste fotografie l'ho capita più serenamente. Non so esattamente cosa mi abbia colpito di queste immagini, ma sono certo di una cosa, queste fotografie mi hanno offerto una riflessione. Ho visto l'America nel suo quotidiano, nei suoi particolari, in momenti di lavoro che hanno dell'umano e meraviglioso. Un'America viva e ben oltre le frenesie di quel mondo che i media ci trasmettono, un viaggio minimo alla scoperta di particolari conosciuti fin troppo o assolutamente estranei. Penso che queste fotografie siano il simbolo di quell'idea che mi sono sempre fatto di reportage. Documento o non documento, rappresentazione o non rappresentazione, questi scatti riprendono il quotidiano in un realismo minimalista e trasformano l'uomo nel protagonista di se stesso, entrano in attimi giornalieri che, seppur noti perché esistenti ed esistiti, poco oggi sono effettivamente narrati. Estrapolano la manualità in un mondo contaminato da tecnologie invasive e ne trasformano i gesti in momenti quasi sacri. In queste foto l'America è più vicina al vecchio mondo, meno irraggiungibile e più a dimensione d'uomo, più vera e meno formale. È proprio questo quello che ho pensato quando Alfredo Bini mi ha mostrato questo lavoro. Aldilà della tecnica e della indubbia capacità formale dell'autore, sono le atmosfere quelle che mi hanno colpito. Luci ed ombre di persone spesso nascoste, visibilità per particolari cercati, gusto indescrivibile per la vita umana nel suo scorrere oltre le righe, nelle strade, nei vicoli, sul mare. |
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